Santa Rita

Santa Rita

la vita di Santa Rita

Santa Rita nacque da Antonio ed Amata Lotti a Roccaporena piccolo borgo a pochi chilometri da Cascia, a quel tempo importante città dell’Umbria. La bimba venne battezzata con il nome di Margherita, ma ben presto fu per tutti Rita. I genitori, già avanti con gli anni, erano contadini, ma godevano di un certo benessere in quanto coltivavano terreni di proprietà. Nella comunità avevano anche una posizione di rilievo, svolgevano infatti la funzione di pacieri, incarico che veniva affidato a persone anziane, stimate per la loro saggezza e moralità e svincolate da ogni fazione politica. In quel tempo anche a Cascia guelfi e ghibellini si combattevano e all’interno della città numerosi erano gli scontri sebbene l’amministrazione cercasse di mantenere le distanze sia dal papato sia dall’impero in nome della sua indipendenza. Gli animi dei cittadini si accendevano, spesso avvenivano violenze e scontri o per motivi politici o per interessi personali. Compito dei pacieri era proprio quello di cercare di risolvere le controversie, di placare gli animi, di contenere i contrasti. I genitori di Rita erano particolarmente stimati grazie alla fama di persone pie e devote.

Non si conosce esattamente l’anno di nascita di Rita perché gli atti in cui era registrato sono andati distrutti in un incendio durante le lotte sostenute da Cascia per conservare l’indipendenza dallo Stato Pontificio. Sembra tuttavia che la sua nascita si possa far risalire al 1370 o al 1371.

Poche sono le notizie relative alla sua infanzia, ma tradizione vuole che già da quando era nella culla avvenissero attorno a lei fatti particolari. Si racconta che un giorno i genitori l’avessero portata con loro nel podere ed, allontanatisi per dedicarsi al loro lavoro, alcune api bianche iniziassero a volare attorno alla bimba. Un contadino, ferito ad un braccio, passando di lì per caso, incominciò ad agitare le braccia per allontanare gli insetti, ma Rita non mostrava nessuna puntura, era tranquilla e serena mentre le api le volteggiavano intorno. Il contadino inoltre dovette constatare che la sua ferita al braccio era completamente guarita.

Rita cresceva avvolta dall’amore dei suoi genitori che l’educavano alla preghiera ed alle virtù evangeliche e le offrivano quotidianamente un esempio di pace e bontà. Ricevette senza dubbio anche un’istruzione dato che fin dalle prime immagini viene rappresentata con un libro o in mano o sul leggio.

Il forte spirito religioso che la circondava, pervase il suo animo  e tendeva a congiungersi sempre più col Signore. Ogni sera si raccoglieva in preghiera in una piccola stanzetta nel sottotetto della casa dove un angelo andava a tenerle compagnia entrando da una finestrella aperta sul cielo. Quella finestrella nessuno fu più in grado di chiuderla.

Si faceva quindi strada nel suo animo il desiderio di dedicarsi completamente a Dio, di rinunciare alle attrattive della vita terrena, di intraprendere la vita religiosa.

I genitori però avevano disposto per lei diversamente. Si dice che nel momento stesso in cui Rita comunicava ai genitori la sua intenzione di ritirarsi in convento, venisse informata che era stata promessa sposa. Rita comprese che il Signore aveva disposto per lei diversamente da quanto avrebbe desiderato e serenamente ubbidì.

Il promesso sposo era un giovane di buona famiglia, Paolo di Ferdinando Mancini, che la tradizione vuole impulsivo ed a volte collerico, per cui i primi anni di matrimonio non furono facili, tuttavia Rita non perse mai la fiducia di poter smussare le asprezze di quell’uomo che seppe nel tempo migliorarsi ed offrire alla moglie anni di serena concordia. L’unione fu rallegrata dalla nascita di due gemelli: Gian Giacomo e Paolo Maria.

La vita di Rita trascorreva tra gli innumerevoli impegni quotidiani di sposa, di madre e di figlia devota verso gli anziani genitori che amorevolmente accudì fino alla morte.

I doveri della vita quotidiana non allontanarono mai Rita dalle pratiche religiose e dalla comunione con Dio attraverso la devozione alla Madonna, a San Giovanni Battista, a Sant’Agostino e a San Nicola da Tolentino, le figure a cui si ispirava e a cui chiedeva protezione.

Un brutto giorno la tragedia si abbatté sulla serena famiglia di Rita.

Una sera, mentre rincasava, Paolo fu ucciso presso la torre di Collegia cone a pochi chilometri da Roccaporena. Non si conosce il motivo di tale delitto, ma è facile immaginare che fosse causato da rivalità politiche, da contrasti tra diverse fazioni, da vendette personali. Forse il carattere turbolento di Paolo gli aveva procurato dei nemici o forse lui si era schierato apertamente per una fazione, provocando la vendetta dell’altra.

Rita, appena venne avvertita della tragica morte del marito, volle recarsi sul posto con i figli, ma non permise loro di vedere il padre se non dopo che lei stessa gli ebbe tolto la camicia insanguinata ed ebbe un po’ composto la salma.

Il dolore per la tragica scomparsa del marito fu immenso, ma, passato il primo momento di profondo sconforto, prevalse in lei il sentimento del perdono. Sentimento che non era condiviso dalla famiglia del marito che avrebbe voluto vendicarsi, conoscere i nomi degli assassini. Tra gli abitanti circolavano voci, si facevano in modo più o meno chiaro delle insinuazioni, venivano pronunciati nomi.

La famiglia di Paolo voleva vendetta e spingeva a questo anche i due figli, ormai adolescenti, di Rita che temeva venissero travolti dall’odio, commettessero qualche gesto irreparabile per il quale sarebbero stati perseguiti dalla legge terrena e divina. L’angoscia di Rita era immensa e si prodigava con tutte le sue forze per evitare una nuova tragedia. Affrontava la famiglia di origine del marito per distoglierla dal desiderio di vendetta, ma soprattutto cercava di allontanare questo pensiero dai figli. L’impresa si presentava così ardua che cadde in uno sconforto tanto profondo da indurla a chiedere al Signore di far morire i suoi figlioli piuttosto che vederli trasformati in assassini. Per evitare che si innescasse una catena senza fine di ritorsioni riuscì forse ad allontanare i figli chiedendo ospitalità presso parenti lontani.

Circa un anno dopo la morte del marito, Rita dovette affrontare un’altra ardua prova. Un altro immenso, profondo, straziante dolore doveva colpirla: la morte dei due figlioli, forse per malattia.

Rimasta sola, privata dei suoi affetti più cari, si affidò sempre più al Signore confidando a Lui tutte le sue speranze, mentre si prodigava in aiuto dei bisognosi, dei poveri, degli ammalati.

Ora che non aveva più nessun dovere da assolvere nella sua vita quotidiana, tornò a farsi strada in lei il desiderio di ritirarsi in convento, di farsi monaca, di dedicarsi interamente al Signore.

Si presentò al convento delle suore agostiniane di Santa Maria Maddalena, ma si vide respinta. Il rifiuto delle monache poteva essere determinato forse dalla sua vedovanza, ma più probabilmente dal fatto che il marito era morto assassinato, i parenti meditavano ancora la vendetta, inoltre in convento vivevano suore appartenenti a famiglie di fazioni diverse e si temeva che l’ingresso di Rita potesse provocare contrasti, difficoltà di vario genere.

Ancora una volta Rita doveva lottare per attuare il suo programma e si impegnò con tutte le sue forze per porre fine a questi contrasti. Riuscì a portare davanti ai pacieri la famiglia del marito e i presunti assassini per rinunciare pubblicamente ad ogni ostilità.

Una biografa della Santa, Paola Giovetti, ritiene che “Rita aveva compiuto la sua sublime opera di paciere, offrendo un esempio che rimase profondamente impresso nella mente dei suoi contemporanei, e poi giù giù nel tempo fino ad oggi: se Rita è chiamata «la santa degli impossibili», il motivo primo è certamente da ricercarsi nel successo da lei ottenuto in un’impresa che dai più sarebbe stata giudicata appunto «impossibile».”

Non esistevano più motivi per negare a Rita l’ingresso in convento ed ella finalmente poteva coronare  l’ardente  desiderio, che l’aveva animata fin da giovinetta, di consacrarsi al Signore.

Durante il lungo periodo di attesa, Rita aveva senza dubbio pregato intensamente i suoi santi protettori, San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino, perché l’aiutassero ed intercedessero per lei; la tradizione vuole che il suo ingresso in convento abbia del miracoloso.

Si narra infatti che, come ogni sera, Rita pregava con intenso fervore, quando le apparvero i “suoi” tre Santi che la esortarono a seguirli. Arrivati al convento, gli stessi Santi le aprirono il pesante e ben sprangato portone, così poté finalmente oltrepassare quella soglia fino allora negata ed iniziare la sua nuova vita.

Rita entrò in convento nel 1407 e vi rimase per quarant’anni, fino alla morte. Le venivano affidati i compiti più inconsueti per mettere alla prova la sua umiltà e la sua obbedienza.

Un giorno la superiora le chiese di bagnare quotidianamente un vitigno nel cortile il quale appariva del tutto secco. Rita per lungo tempo bagnò l’arbusto, adempiendo al compito che le era stato affidato. Un bel giorno incominciarono a spuntare i germogli  e la pianta crebbe fino a dare succulenti grappoli d’uva. Ancora oggi nel cortile del convento di Cascia si ammira una bellissima vite molto antica




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