Ricordiamo Govi

Gilberto Govi

Il 28 di aprile del 1966, dopo una lunga malattia è mancato a Genova Gilberto Govi, nella città in cui era nato nel 1885. I suoi genitori non erano genovesi, ma lui seppe, con la vita e il suo lavoro rappresentare, l’anima ed il cuore di Genova e forse anche dei Liguri, ammettendo che ci possa essere una identità possibile.

Ho avuto la fortuna di incontrarlo personalmente e scambiare poche battute di occasione in compagnia di un altro comico, Marzari, suo grande estimatore . Avevo sentito parlare di Govi da lui, quando passavo a salutarlo in galleria Mazzini, seduto abitualmente al solito tavolino del bar a sorseggiare il suo caffè macchiato, prima di andare in Accademia ed alla Berio, che frequentavo in quegli anni. I ricordi sono nelle nuvole di ammirazione ed entusiasmo che il suo mito suscitava in me.

Mi sembrava più vicino, perché sapevo che anche lui, Govi, aveva frequentato l’accademia del disegno per farne una professione che abbandonò quando il teatro si impossessò completamente del suo destino.

I segni del mio lavoro, in questo ritratto, che ho avuto voglia di fare, lo colgono in un personaggio famoso di una delle sue commedie. Mi piaceva ricordarlo come maschera fuori dal tempo, anche se la sua voce commuove e coinvolge oltre le parole.

Ho visto con grande interesse le opere che la TV ha messo in onda negli anni sessanta e quando mi è capitato di vederle in programmazione,col passare degli anni, le ho seguite con grande interesse e divertimento.

Ha saputo fare della lingua genovese un mezzo per parlare attendibilmente di uomini e cose in maniera molto umana ed esauriente anche se disincantata . Uso questo termine, umano, perché non so definire diversamente gli umori e la spinta eccezionale che alle parole davano i suoi eloquenti gesti. Il potenziale era nell’atmosfera ironica ed allo stesso tempo efficacemente dialettica che riusciva a creare. Ascoltarlo era sempre un’avventura intelligente .

Come è mio mestiere, per questa idea di ritratto, mi sono avvalso dei colori per descrivere il gesto. Volevo contribuisse ad inscriverlo in un aria un poco surreale.

Govi è un icona genovese molto amata e di grande prestigio. Credo, mi pare, che possa incarnare, in maniera esaustiva tutti i caratteri veri e presunti del “genovese”, discussi nel bene e nel male. Le sue maschere sono burrasca ed acqua pura di sorgente che scorre nei carruggi ombreggiati dai palazzi che hanno attraversato una grande storia. Sono la realtà che si fa mito. Non hanno tempo e si collocano nelle fantasia e nella memoria di chi ha avuto la fortuna di incontrarle in teatro.

Accanto a lui, nella vita e nel lavoro c’è sempre stata Rina, sua moglie.

Questo Teatro, al quale ho il piacere e l’onore di dedicare il mio modesto lavoro è dedicato, a Gilberto e Rina Govi . E’ stato recentemente rinnovato e pieno di grande entusiasmo. Si trova a Bolzaneto, parte operosa e vivace della città. Se il teatro è vita, i nomi ai quali è stato dedicato sono una felice garanzia.

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